Circolare Nazionale 184/11 - Accordo pubblico impiego

Bozza documento unitario precedente al 4 febbraio

 

Roma, 16 febbraio 2011

 

Prot. 184/11/MVG/ss

Servizio: sindacale

Oggetto:bozza documento unitario

precedente al 4 febbraio 

 

 

 

 

 

Ai Segretari Regionali UIL FPL

 

Ai Segretari Provinciali UIL FPL

 

 

 

             

 

   LORO SEDI

 

Cari amici e compagni

inviamo la bozza di documento sul quale ci stavamo confrontando per definire i punti di una  vertenza unitaria da avviare nei settori del pubblico impiego.

Sul testo c’era stata una prima intesa nella riunione del 26 gennaio delle Segreterie Nazionali UIL FPL, FP CGIL, FP CISL e si attendeva il parere della UIL PA per la parte relativa alle Amministrazioni Centrali.

La spaccatura determinatasi il 4 febbraio seguente, con l’abbandono da parte della CGIL del tavolo per la sottoscrizione dell’accordo con il Governo su relazioni sindacali e sistema premiante, ha determinato lo stallo degli ulteriori passaggi necessari ad avviare l’iniziativa unitaria.

Il documento – rimasto quindi ufficioso – è stato invece utilizzato in tutt’altro modo nell’ambito delle  polemiche scoppiate  in seguito all’accordo separato.

Riteniamo quindi utile che possiate conoscere con esattezza i contenuti e le posizioni che erano già state condivise unitariamente prima del 4 febbraio, sottolineando come l’accordo riprenda obiettivi indicati nel documento, senza  pretendere di essere risposta esaustiva a tutte le problematiche,  ma una prima, importante, tappa nella direzione auspicata.

Fraterni saluti.

 

  Il Segretario Generale

  f.to Giovanni Torluccio

 

 

 

   
  BOZZA del Documento Unitario PRIMA del 4 febbraio
 

Bozza:

note per un documento unitario

per il pubblico impiego

Pubblico impiego,
subito un cambio di rotta
da governo, regioni e autonomie locali

I lavoratori pubblici non possono essere gli unici a pagare per le colpe di classi politiche irresponsabili, e sono pronti ad accettare la sfida della produttività pubblica per migliorare la qualità dei  servizi per i cittadini

Per questo i sindacati confederali, insieme, lanciano una proposta responsabile al Paese:

 

 

1.   Il blocco della contrattazione nazionale è ingiusto

 

Il blocco della contrattazione nazionale per il pubblico impiego è una misura iniqua che penalizza i lavoratori pubblici e impoverisce l’economia del Paese. Ad un anno dalla scadenza del contratto nazionale non è sostenibile la prospettiva di un mancato rinnovo e non è sostenibile la previsione di un blocco della contrattazione integrativa. È una scelta politica incomprensibile e lo è ancor di più se si guarda alla irresponsabile gestione della spesa pubblica da parte di governi centrali e locali. Il blocco dei contratti non risponde infatti a nessuna logica di riequilibrio retributivo, né è utile a tagliare la vera spesa improduttiva che indebolisce i bilanci pubblici. I contratti nazionali, insieme a quelli integrativi, sono una leva per stimolare il miglioramento e l’efficienza delle amministrazioni pubbliche. Il peso della crisi e dell’inefficienza non può essere scaricato su chi ogni giorno lavora per garantire servizi alle persone, diritti e coesione sociale, con responsabilità. Il valore della contrattazione collettiva, nazionale e integrativa, va pertanto ripristinato come principale fonte di diritto per la gestione del rapporto di lavoro e delle risorse umane nel pubblico impiego. E per questo rivendichiamo l’apertura del negoziato con il governo.

 

2.    Più responsabilità da Regioni e Autonomie Locali: gli obiettivi del tavolo di confronto

Un’applicazione automatica a Regioni ed Enti Locali della riforma della pubblica amministrazione, cumulata agli effetti restrittivi della manovra finanziaria e alle ricadute dei piani di rientro e dei patti di stabilità, rischia di creare effetti negativi per i cittadini e per i lavoratori. In una situazione in cui continua a gravare il blocco degli aumenti  (lo 0,8% e l’1,5%) definiti con il ccnl 2008-2009, e in cui stentano a decollare le necessarie azioni di recupero delle risorse aggiuntive per i contratti, serve una maggiore responsabilità condivisa verso i lavoratori che vogliono e possono migliorare i sistemi di welfare locale.

Per questo abbiamo chiesto ed ottenuto un tavolo di confronto con la Conferenza delle Regioni, Anci e Upi per la definizione dell'assetto contrattuale del lavoro pubblico nelle Regioni, nel Ssn e negli Enti locali e il rilancio della contrattazione decentrata. L’obiettivo è giungere in tempi rapidi alla sottoscrizione di un documento condiviso sulla riforma del sistema delle relazioni sindacali, alla luce dell’evoluzione normativa di settore, al fine di rafforzare l’efficienza delle pubbliche amministrazioni decentrate, la qualità dei servizi erogati, lo sviluppo del sistema produttivo e favorire l’occupazione e il miglioramento retributivo dei lavoratori. Ciò attraverso l’avvio di una fase nuova di contrattazione decentrata, alle soglie di un processo di decentramento e federalismo, che permetta di recuperare il valore aggiunto dei servizi per i cittadini, di ottimizzare la spesa degli enti e di pagare meglio i lavoratori.

Il confronto dovrà inoltre approfondire le tematiche relative al personale delle pubbliche amministrazioni alla luce del mutato quadro normativo e delle misure di contenimento della spesa pubblica, fornendo chiavi interpretative delle nuove norme e proposte di modifica dei provvedimenti che le dispongono.

 

3.    Tagliare gli sprechi e la spesa improduttiva e non i bilanci familiari dei lavoratori pubblici

Per mettere in sicurezza le finanze pubbliche i tagli necessari sono quelli agli sprechi, alle clientele, al malaffare. I costi della politica sono cresciuti nell'ultimo decennio del 40% ad un ritmo doppio degli aumenti delle buste paga. E’ ora di dire basta ad un sistema che penalizza sempre i più deboli, non garantendo l’equità sociale. Annualmente vengono spesi 250 milioni di euro per il Parlamento e ben oltre 40 miliardi per mantenere i costi delle cariche politiche e fiduciarie di 20 regioni, 8.102 comuni, 112 province, 365 comunità montane, 215 consigli circoscrizionali, 25 mila società partecipate, 250mila consulenze e centinaia di altri enti costosi e inutili. Sono la spesa pubblica gestita irresponsabilmente e una evasione fiscale fuori controllo, i veri buchi neri che assorbono i soldi dei contribuenti che pagano le tasse. Eliminarli vuol dire restituire ossigeno alle casse dello stato e degli enti, senza mettere a repentaglio il funzionamento dei servizi e i bilanci delle famiglie.

 

4.    Rilanciare la contrattazione integrativa: più strumenti e più risorse dai risparmi di gestione

Occorre un’immediata azione di rilancio della contrattazione integrativa in tutti gli enti ed aziende pubbliche. E’ a livello decentrato infatti che si possono collegare più efficacemente i risparmi di gestione e il recupero virtuoso di risorse con l’aumento della produttività, il riconoscimento del merito, il benessere organizzativo, la remunerazione del buon lavoro pubblico. In linea con le previsioni dei contratti nazionali dell’ultimo biennio chiediamo l’attribuzione di una quota dei risparmi sui costi di funzionamento delle amministrazioni - derivanti da processi di ristrutturazione, riorganizzazione e innovazione - a premiare il personale direttamente e proficuamente coinvolto, nonché ad incrementare i fondi per la contrattazione integrativa.

Per questo chiediamo nuovi strumenti per la contrattazione integrativa:

- bloccando qualsiasi decurtazione del salario accessorio che si determinerebbe in applicazione delle nuove norme del d.lgs. 150/2009 per la parte del salario già definito dalla contrattazione locale e nazionale,

- garantendo, nella vigenza degli accordi di secondo livello, alle parti lo svolgimento delle procedure di informazione e consultazione, verifica, concertazione come previste dalle leggi, dai contratti collettivi nazionali di lavoro e dai contratti collettivi integrativi,

- sperimentando reali sistemi di valutazione collettiva e individuale che abbiano effetti di miglioramento organizzativo, della qualità delle prestazioni ai cittadini, delle retribuzioni ai lavoratori,

- assicurando al personale la giusta retribuzione, adeguati percorsi di formazione, la partecipazione alla riorganizzazione dei servizi.

 

5.    Meno tasse per il lavoro dipendente

E’ ora di dire basta ad una tassazione sproporzionata sul lavoro dipendente che colpisce anche i lavoratori dei settori pubblici. Occorre una riforma del fisco da cui ottenere un recupero importante rispetto al netto in busta paga dei lavoratori dipendenti. Una riforma che allo stesso tempo consenta, anche attraverso la lotta al’evasione fiscale, di garantire le risorse per finanziare il rilancio del Paese a partire da un nuovo Welfare.

Occorre una riforma del fisco per ridurre il prelievo sui redditi da lavoro dipendente e da pensione.

 

6.     Via le limitazioni ingiustificate al salario e alla carriera

Le restrizioni imposte dai recenti provvedimenti legislativi al salario dei lavoratori pubblici e al regolare sviluppo delle carriere vanno modificate. Misure come i tagli ai fondi del salario accessorio, il blocco degli avanzamenti economici di carriera dimostrano un intento esclusivamente punitivo a scapito dell’efficienza e  della qualità dei servizi, della giusta valorizzazione del lavoro pubblico, impedendo la stessa sperimentazione del sistema premiante. Sono quindi necessarie modifiche legislative dei provvedimenti e correzioni da attuare attraverso strumenti negoziali non solo a difesa degli interessi dei lavoratori, ma per lo stesso buon funzionamento della macchina pubblica, anche attraverso opportune riorganizzazioni.

 

7.    Stabilizzare i lavoratori precari

Ai tanti lavoratori a tempo determinato delle Pubbliche Amministrazioni va consentito un percorso di continuità e stabilizzazione, che permetta da un lato di dare soluzione alla condizione di precarietà e dall’altro di mantenere e accrescere il livello dei servizi pubblici. In questo senso è essenziale procedere ad una ricognizione efficace del personale in forza alle amministrazioni: per definire le carenze negli organici, le nuove professionalità che mancano, le opportunità per i giovani che vogliono intraprendere una carriera nel settore pubblico. Evitando quindi le restrizioni al turnover e i tagli lineari alle dotazioni organiche e alle risorse umane, ma calibrandoli ente per ente anche attraverso la pianificazione dei processi di stabilizzazione.

 

8.   Sbloccare il turn-over

La stretta sul personale operata a partire dalla finanziaria del 2006 e inasprita dai successivi provvedimenti (in ultimo dalla L. 122/2010) ha indebolito la capacità di risposta della Pa ai bisogni dei cittadini, ha limitato l’accesso a nuove competenze e nuove professionalità, peggiorato il clima organizzativo negli enti. Per questo è necessario ridare fiato alle amministrazioni, a partire da quelle in regola con i bilanci, attraverso nuove assunzioni. Anche gli enti virtuosi altrimenti saranno costretti a lasciare vacanti i ruoli fondamentali per la gestione ordinaria e per l’adeguamento dei servizi alle nuove esigenze dei territori e del Paese.

 

9.  Più valore al lavoro pubblico con la partecipazione

E’ essenziale rilanciare la partecipazione degli operatori pubblici alla definizione delle scelte e al miglioramento funzionale dei servizi. Per questo deve essere sostenuto e promosso il coinvolgimento diretto delle persone, finalizzato a massimizzare il contributo individuale al rinnovamento, a sviluppare lo spirito di collaborazione e di interdipendenza che crea valore aggiunto e a responsabilizzare dipendenti e professionisti. Conseguentemente il modello decisionale deve essere riequilibrato dalla capacità di trarre giovamento dall’elevato potenziale conoscitivo, professionale e relazionale dei dipendenti pubblici. Parallelamente deve essere favorito un nuovo ruolo partecipativo delle organizzazioni sindacali e delle loro rappresentanze unitarie, al fine di promuovere processi di innovazione, adattamento, miglioramento organizzativo e funzionale.

 

10.  Un nuovo accordo per le relazioni sindacali

Serve definire, da subito, con il Governo, le Regioni e gli Enti Locali un nuovo modello sulle relazioni sindacali per sostenere una proposta di contrattazione di qualità, indispensabile per uscire dalla crisi e per impedire interpretazioni e prassi che, attraverso il blocco della contrattazione,  cerchino un avallo rispetto a gestioni unilaterali dell’organizzazione e del personale delle amministrazioni pubbliche. E’ solo attraverso la contrattazione e la condivisione, infatti, che possono essere definite le nuove forme organizzative in grado di migliorare i servizi e di regolare le forme più adeguate e partecipative di valorizzazione delle risorse umane. Ed è solo attraverso la contrattazione che possono essere compiute le scelte idonee a rendere le nuove normative più compatibili con le specificità di ogni singolo ente ed azienda.

 

11.   Per una amministrazione pubblica che tuteli i diritti di cittadini, famiglie, comunità serve un progetto che guardi al futuro

Il Paese ha bisogno di una pubblica amministrazione forte e consapevole del suo ruolo di garanzia dei diritti di cittadinanza, e non di un'amministrazione “privatizzabile” in base alle convenienze della classe politica: che sia attraverso l’esternalizzazione dei servizi, l’elargizione di consulenze o l’uso a fini elettorali dei bilanci pubblici. La contrattazione, e in particolare quella decentrata, deve essere quindi rilanciata e potenziata affidandole risorse ed agibilità: c'è bisogno che democrazia, trasparenza e legalità ritornino ad essere "visibili" in tutti i luoghi di lavoro pubblico.

Vogliamo tornare ad avere fiducia nei nostri enti, condividere obiettivi più ambiziosi e lungimiranti!

Al centro delle politiche economiche e sociali deve stare l’idea di un sistema di welfare e di servizi pubblici inclusivo, solidale, equo, democratico.

Siamo pronti ad accettare la sfida: rilanciare una Pa moderna, partendo dai saperi, dalle competenze, dai giovani e dalle professioni per essere protagonisti di  un grande progetto di trasformazione che guardi al futuro.

 

12.   Una data certa e condivisa per le Rsu

In questo contesto chiediamo unitariamente che si verifichino le condizioni per fissare una data certa e condivisa per il rinnovo delle Rsu, in modo da permettere lo svolgimento delle elezioni entro ottobre 2011. Il rilancio del ruolo delle rappresentanze sindacali è infatti premessa per una riforma vera della Pa: una riorganizzazione partecipata che può nascere solo dal protagonismo dei lavoratori pubblici e delle organizzazioni sindacali, con i cittadini.

 

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