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Bozza:
note per un documento unitario
per il pubblico impiego
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Pubblico impiego,
subito un cambio di rotta
da governo, regioni e autonomie locali
I lavoratori pubblici non possono essere gli
unici a pagare per le
colpe di classi politiche irresponsabili,
e sono pronti ad accettare la sfida della produttività
pubblica per migliorare la qualità dei servizi per i
cittadini
Per questo i sindacati confederali,
insieme, lanciano
una proposta responsabile al Paese:
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1. Il
blocco della contrattazione nazionale è ingiusto
Il
blocco della contrattazione nazionale per il pubblico
impiego è una misura iniqua che penalizza i lavoratori
pubblici e impoverisce l’economia del Paese. Ad un anno
dalla scadenza del contratto nazionale non è sostenibile
la prospettiva di un mancato rinnovo e non è sostenibile
la previsione di un blocco della contrattazione
integrativa. È una scelta politica incomprensibile e lo
è ancor di più se si guarda alla irresponsabile gestione
della spesa pubblica da parte di governi centrali e
locali. Il blocco dei contratti non risponde infatti a
nessuna logica di riequilibrio retributivo, né è utile a
tagliare la vera spesa improduttiva che indebolisce i
bilanci pubblici. I contratti nazionali, insieme a
quelli integrativi, sono una leva per stimolare il
miglioramento e l’efficienza delle amministrazioni
pubbliche.
Il peso della crisi e dell’inefficienza non può
essere scaricato su chi ogni giorno lavora per garantire
servizi alle persone, diritti e coesione sociale, con
responsabilità. Il valore della contrattazione
collettiva, nazionale e integrativa, va pertanto
ripristinato come principale fonte di diritto per la
gestione del rapporto di lavoro e delle risorse umane
nel pubblico impiego. E per questo rivendichiamo
l’apertura del negoziato con il governo.
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2. Più
responsabilità da Regioni e Autonomie Locali: gli
obiettivi del tavolo di confronto
Un’applicazione automatica a Regioni ed Enti Locali
della riforma della pubblica amministrazione, cumulata
agli effetti restrittivi della manovra finanziaria e
alle ricadute dei piani di rientro e dei patti di
stabilità, rischia di creare effetti negativi per i
cittadini e per i lavoratori. In una situazione in cui
continua a gravare il blocco degli aumenti
(lo 0,8% e l’1,5%) definiti con il ccnl 2008-2009, e in
cui stentano a decollare le necessarie azioni di
recupero delle risorse aggiuntive per i contratti, serve
una maggiore responsabilità condivisa verso i lavoratori
che vogliono e possono migliorare i sistemi di welfare
locale.
Per questo abbiamo chiesto ed ottenuto un
tavolo di confronto con la Conferenza delle Regioni,
Anci e Upi per la definizione dell'assetto contrattuale
del lavoro pubblico nelle Regioni, nel Ssn e negli Enti
locali e il rilancio della contrattazione decentrata.
L’obiettivo è giungere in tempi rapidi alla
sottoscrizione di un documento condiviso sulla riforma
del sistema delle relazioni sindacali, alla luce
dell’evoluzione normativa di settore, al fine di
rafforzare l’efficienza delle pubbliche amministrazioni
decentrate, la qualità dei servizi erogati, lo sviluppo
del sistema produttivo e favorire l’occupazione e il
miglioramento retributivo dei lavoratori. Ciò attraverso
l’avvio di una fase nuova di contrattazione decentrata,
alle soglie di un processo di decentramento e
federalismo, che permetta di recuperare il valore
aggiunto dei servizi per i cittadini, di ottimizzare la
spesa degli enti e di pagare meglio i lavoratori.
Il confronto dovrà inoltre approfondire
le tematiche relative al personale delle pubbliche
amministrazioni alla luce del mutato quadro normativo e
delle misure di contenimento della spesa pubblica,
fornendo chiavi interpretative delle nuove norme e
proposte di modifica dei provvedimenti che le
dispongono.
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3. Tagliare
gli sprechi e la spesa improduttiva e non i bilanci
familiari dei lavoratori pubblici
Per
mettere in sicurezza le finanze pubbliche i tagli
necessari sono quelli agli sprechi, alle clientele, al
malaffare. I costi della politica sono cresciuti
nell'ultimo decennio del 40% ad un ritmo doppio degli
aumenti delle buste paga. E’ ora di dire basta ad un
sistema che penalizza sempre i più deboli, non
garantendo l’equità sociale. Annualmente vengono spesi
250 milioni di euro per il Parlamento e ben oltre 40
miliardi per mantenere i costi delle cariche politiche e
fiduciarie di 20 regioni, 8.102 comuni, 112 province,
365 comunità montane, 215 consigli circoscrizionali, 25
mila società partecipate, 250mila consulenze e centinaia
di altri enti costosi e inutili. Sono la spesa pubblica
gestita irresponsabilmente e una evasione fiscale fuori
controllo, i veri buchi neri che assorbono i soldi dei
contribuenti che pagano le tasse. Eliminarli vuol dire
restituire ossigeno alle casse dello stato e degli enti,
senza mettere a repentaglio il funzionamento dei servizi
e i bilanci delle famiglie.
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4. Rilanciare
la contrattazione integrativa: più strumenti e più
risorse dai risparmi di gestione
Occorre
un’immediata azione di rilancio della contrattazione
integrativa in tutti gli enti ed aziende pubbliche. E’ a
livello decentrato infatti che si possono collegare più
efficacemente i risparmi di gestione e il recupero
virtuoso di risorse con l’aumento della produttività, il
riconoscimento del merito, il benessere organizzativo,
la remunerazione del buon lavoro pubblico. In linea con
le previsioni dei contratti nazionali dell’ultimo
biennio chiediamo l’attribuzione di una quota dei
risparmi sui costi di funzionamento delle
amministrazioni - derivanti da processi di
ristrutturazione, riorganizzazione e innovazione - a
premiare il personale direttamente e proficuamente
coinvolto, nonché ad incrementare i fondi per la
contrattazione integrativa.
Per
questo chiediamo nuovi strumenti per la contrattazione
integrativa:
-
bloccando qualsiasi decurtazione del salario accessorio
che si determinerebbe in applicazione delle nuove norme
del d.lgs. 150/2009 per la parte del salario già
definito dalla contrattazione locale e nazionale,
-
garantendo, nella vigenza degli accordi di secondo
livello, alle parti lo svolgimento delle procedure di
informazione e consultazione, verifica, concertazione
come previste dalle leggi, dai contratti collettivi
nazionali di lavoro e dai contratti collettivi
integrativi,
-
sperimentando reali sistemi di valutazione collettiva e
individuale che abbiano effetti di miglioramento
organizzativo, della qualità delle prestazioni ai
cittadini, delle retribuzioni ai lavoratori,
-
assicurando al personale la giusta retribuzione,
adeguati percorsi di formazione, la partecipazione alla
riorganizzazione dei servizi.
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5. Meno
tasse per il lavoro dipendente
E’ ora
di dire basta ad una tassazione sproporzionata sul
lavoro dipendente che colpisce anche i lavoratori dei
settori pubblici. Occorre una riforma del fisco da cui
ottenere un recupero importante rispetto al netto in
busta paga dei lavoratori dipendenti. Una riforma che
allo stesso tempo consenta, anche attraverso la lotta
al’evasione fiscale, di garantire le risorse per
finanziare il rilancio del Paese a partire da un nuovo
Welfare.
Occorre
una riforma del fisco per ridurre il prelievo sui
redditi da lavoro dipendente e da pensione.
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6. Via
le limitazioni ingiustificate al salario e alla carriera
Le
restrizioni imposte dai recenti provvedimenti
legislativi al salario dei lavoratori pubblici e al
regolare sviluppo delle carriere vanno modificate.
Misure come i tagli ai fondi del salario accessorio, il
blocco degli avanzamenti economici di carriera
dimostrano un intento esclusivamente punitivo a scapito
dell’efficienza e della qualità dei servizi, della
giusta valorizzazione del lavoro pubblico, impedendo la
stessa sperimentazione del sistema premiante. Sono
quindi necessarie modifiche legislative dei
provvedimenti e correzioni da attuare attraverso
strumenti negoziali non solo a difesa degli interessi
dei lavoratori, ma per lo stesso buon funzionamento
della macchina pubblica, anche attraverso opportune
riorganizzazioni.
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7. Stabilizzare
i lavoratori precari
Ai tanti
lavoratori a tempo determinato delle Pubbliche
Amministrazioni va consentito un percorso di continuità
e stabilizzazione, che permetta da un lato di dare
soluzione alla condizione di precarietà e dall’altro di
mantenere e accrescere il livello dei servizi pubblici.
In questo senso è essenziale procedere ad una
ricognizione efficace del personale in forza alle
amministrazioni: per definire le carenze negli organici,
le nuove professionalità che mancano, le opportunità per
i giovani che vogliono intraprendere una carriera nel
settore pubblico. Evitando quindi le restrizioni al
turnover e i tagli lineari alle dotazioni organiche e
alle risorse umane, ma calibrandoli ente per ente anche
attraverso la pianificazione dei processi di
stabilizzazione.
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8. Sbloccare il turn-over
La
stretta sul personale operata a partire dalla
finanziaria del 2006 e inasprita dai successivi
provvedimenti (in ultimo dalla L. 122/2010) ha
indebolito la capacità di risposta della Pa ai bisogni
dei cittadini, ha limitato l’accesso a nuove competenze
e nuove professionalità, peggiorato il clima
organizzativo negli enti. Per questo è necessario ridare
fiato alle amministrazioni, a partire da quelle in
regola con i bilanci, attraverso nuove assunzioni. Anche
gli enti virtuosi altrimenti saranno costretti a
lasciare vacanti i ruoli fondamentali per la gestione
ordinaria e per l’adeguamento dei servizi alle nuove
esigenze dei territori e del Paese.
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9.
Più valore al lavoro pubblico con la
partecipazione
E’
essenziale rilanciare la partecipazione degli operatori
pubblici alla definizione delle scelte e al
miglioramento funzionale dei servizi. Per questo deve
essere sostenuto e promosso il coinvolgimento diretto
delle persone, finalizzato a massimizzare il contributo
individuale al rinnovamento, a sviluppare lo spirito di
collaborazione e di interdipendenza che crea valore
aggiunto e a responsabilizzare dipendenti e
professionisti. Conseguentemente il modello decisionale
deve essere riequilibrato dalla capacità di trarre
giovamento dall’elevato potenziale conoscitivo,
professionale e relazionale dei dipendenti pubblici.
Parallelamente deve essere favorito un nuovo ruolo
partecipativo delle organizzazioni sindacali e delle
loro rappresentanze unitarie, al fine di promuovere
processi di innovazione, adattamento, miglioramento
organizzativo e funzionale.
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10. Un
nuovo
accordo
per le relazioni sindacali
Serve
definire, da subito, con il Governo, le Regioni e gli
Enti Locali un nuovo modello
sulle relazioni sindacali per sostenere
una proposta di contrattazione di qualità,
indispensabile per uscire dalla crisi e per impedire
interpretazioni e prassi che, attraverso il blocco della
contrattazione, cerchino un avallo rispetto a gestioni
unilaterali dell’organizzazione e del personale delle
amministrazioni pubbliche. E’ solo attraverso la
contrattazione e la condivisione, infatti, che possono
essere definite le nuove forme organizzative in grado di
migliorare i servizi e di regolare le forme più adeguate
e partecipative di valorizzazione delle risorse umane.
Ed è solo attraverso la contrattazione che possono
essere compiute le scelte idonee a rendere le nuove
normative più compatibili con le specificità di ogni
singolo ente ed azienda.
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11.
Per una amministrazione
pubblica che tuteli i diritti di cittadini, famiglie,
comunità serve un progetto che guardi al futuro
Il Paese ha bisogno di una pubblica
amministrazione forte e consapevole del suo ruolo di
garanzia dei diritti di cittadinanza, e non di
un'amministrazione “privatizzabile” in base alle
convenienze della classe politica: che sia attraverso
l’esternalizzazione dei servizi, l’elargizione di
consulenze o l’uso a fini elettorali dei bilanci
pubblici. La contrattazione, e in particolare quella
decentrata, deve essere quindi rilanciata e potenziata
affidandole risorse ed agibilità: c'è bisogno che
democrazia, trasparenza e legalità ritornino ad essere
"visibili" in tutti i luoghi di lavoro pubblico.
Vogliamo tornare ad avere fiducia nei
nostri enti, condividere obiettivi più ambiziosi e
lungimiranti!
Al centro delle politiche economiche e
sociali deve stare l’idea di un sistema di welfare e di
servizi pubblici inclusivo, solidale, equo, democratico.
Siamo pronti ad accettare la sfida:
rilanciare una Pa moderna, partendo dai saperi, dalle
competenze, dai giovani e dalle professioni per essere
protagonisti di un grande progetto di trasformazione
che guardi al futuro.
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12. Una
data certa e condivisa per le Rsu
In
questo contesto chiediamo unitariamente che si
verifichino le condizioni per fissare una data certa e
condivisa per il rinnovo delle Rsu, in modo da
permettere lo svolgimento delle elezioni entro ottobre
2011. Il rilancio del ruolo delle rappresentanze
sindacali è infatti premessa per una riforma vera della
Pa: una riorganizzazione partecipata che può nascere
solo dal protagonismo dei lavoratori pubblici e delle
organizzazioni sindacali, con i cittadini.
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