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Dipartimento Internazionale UIL Documento della Confederazione Internazionale dei Sindacati presentato ieri a Washington alla consulta con le parti sociali del G20 del Lavoro, al quale ha partecipato il Segretario Generale della UIL – Luigi Angeletti. |
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INDICE Creazione di posti di lavoro e protezione sociale Un’occupazione di qualità per una ripresa sostenibile Una forza lavoro qualificata per l’economia post-crisi Garantire l’attuazione partecipata ed efficace delle politiche di intervento |
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rg www.tuac.org www.global-unions.org “SCONFIGGERE LA CRISI OCCUPAZIONALE”
DICHIARAZIONE DEI SINDACATI GLOBALI ALLA RIUNIONE DEI MINISTRI DEL LAVORO DEI PAESI DEL G20 WASHINGTON, 20-21 APRILE 2010
“Ci impegniamo ad attuare piani di ripresa che sostengono il lavoro dignitoso, aiutano a preservare l’occupazione e danno priorità alla crescita occupazionale…Chiediamo ai nostri ministri di valutare l’attuale condizione dell’occupazione; rivedere i rapporti dell’ILO e delle altre organizzazioni sull’impatto delle politiche da noi adottate; individuare le misure future necessarie…” Dichiarazione dei leader del G20, 24-25 settembre 2009.
finc 1. Non potrà esserci alcuna ripresa economica sostenibile se non si determinerà una ripresa dell’occupazione. Senza livelli occupazionali e salariali adeguati, il rischio di prolungare la crisi a causa di un indebolimento dei consumi resta alto. L’aumento del debito pubblico deve essere affrontato tramite un aumento dei posti di lavoro e della produzione, e non attraverso misure che rischiano di far precipitare nuovamente l’economia globale nella recessione, con risultati catastrofici. I governi devono adottare un’iniziativa combattiva per garantire una crescita più sostenuta, che produca un aumento dei posti di lavoro ed anche una riforma del sistema di governance globale, finalizzata a garantire una dimensione sociale molto più forte sul lungo periodo. Questo è il messaggio fondamentale che i Ministri del Lavoro devono far pervenire ai leader del Vertice del G20 che si terrà a Toronto, in Canada, a giugno del 2010. Non possiamo permetterci di sprecare un decennio a causa della stagnazione del mercato del lavoro – perdendoci per strada un’intera generazione di giovani espulsi dalle attività produttive. Ora i governi devono manifestare la loro volontà politica di affrontare la crisi globale dei posti di lavoro, con la stessa determinazione che hanno manifestato per salvare il sistema bancario mondiale.
2. 2I lavoratori e le loro famiglie continuano a subire l’impatto peggiore di una crisi economica di cui non sono responsabili. Sin dal 2007, quando è esplosa la crisi, il numero di uomini e donne disoccupati è aumentato di 34 milioni. Un numero di gran lunga maggiore di persone ha rinunciato alla ricerca di un posto di lavoro, in conseguenza del restringersi delle prospettive occupazionali. La situazione che i giovani si trovano ad affrontare è particolarmente grave, con tassi di disoccupazione che spesso sono tre volte più alti rispetto a fasce di età più mature. Secondo le stime, nel 2010, 45 milioni di giovani di entrambi i sessi entreranno a far parte della forza lavoro globale. In base alle previsioni attuali, i posti di lavoro disponibili saranno molto pochi. Questo è un dramma sociale di proporzioni incalcolabili.
3. Oltre ai paesi industrializzati, la crisi sta ponendo rapidamente fine alle speranze di realizzare, sia gli obiettivi di sviluppo del millennio (Millennium Development Goals – MDG), che gli obiettivi di sviluppo concordati a livello nazionale, specialmente nei paesi con redditi bassi. I più colpiti sono i più deboli: la manodopera migrante, i poveri delle aree rurali ed urbane, i lavoratori agricoli non possidenti, le famiglie in cui il capofamiglia è una donna e le lavoratrici. Secondo le stime dell’ILO, 100 milioni di donne e di uomini sono caduti in condizioni di assoluta povertà nel corso dell’anno passato.
4. Oltre al dato contingente, i Ministri del Lavoro devono occuparsi dell’erosione a lungo termine della giustizia distributiva, che ha contribuito in maniera consistente alla crisi. “L’occupazione di qualità” deve essere il cuore della ripresa e del nuovo mercato del lavoro che nascerà in seguito a questa crisi. Il fatto che le famiglie a reddito medio e basso non abbiano beneficiato della crescita economica e degli aumenti di produttività ha portato ad una riduzione dei salari e del potere d’acquisto per i lavoratori. In molti paesi, la riduzione di fatto del diritto dei lavoratori ad organizzarsi ed alla contrattazione collettiva ha accentuato questo processo. Al contempo, la deregolamentazione del mercato del lavoro ha prodotto un drammatico incremento del lavoro precario. L’inadeguatezza dei livelli retributivi, l’insicurezza occupazionale, la vulnerabilità e la paura sono divenuti gli ingredienti essenziali della vita lavorativa per milioni di lavoratori, e soprattutto di lavoratrici, in tutto il mondo.
5. 5 La riunione dei Ministri del Lavoro del G20 a Washington ha una doppia responsabilità: in primo luogo, essi devono concordare un’azione combattiva finalizzata alla creazione di posti di lavoro e garantire che i leader del G20 diano seguito a tale iniziativa; in secondo luogo, essi devono garantire che il mercato del lavoro che emergerà da questa crisi renda disponibili posti di lavoro di qualità e ben retribuiti.
6. I I governi del G20 devono: · Mantenere gli incentivi economici pubblici e concentrarsi sulla creazione di posti di lavoro: garantire che non si ponga fine agli incentivi economici finché non verranno raggiunti livelli di crescita adeguati, e finché non venga scongiurato il pericolo di un ulteriore crollo e non si verifichi una ripresa autosufficiente dell’occupazione, nonché garantire che le dimensioni, la durata, il coordinamento delle misure di incentivazione economica siano finalizzati a massimizzare la creazione di posti di lavoro, compresi quelli “verdi” (§7-12) ; · Rafforzare le protezioni sociali: aumentare le misure esistenti di protezione sociale, anche estendendo i livelli e la durata dei sussidi di disoccupazione e sostenendo i giovani tramite un’azione determinata dei governi e garantire, a livello globale, un terreno di protezione sociale per tutti (§13-17); · Dare il proprio sostegno agli obiettivi di sviluppo del millennio (MDG): approvare un piano d’azione per dare attuazione all’impegno del G20 per realizzare gli MDG, garantire che il lavoro dignitoso sia collocato al centro dell’assistenza allo sviluppo e, nei paesi con redditi bassi, sostenere strategie per la creazione di un’occupazione di qualità, basate sulle politiche di industrializzazione sostenibile (§11); · Sostenere una transizione equa verso un’economia a bassa emissione di Co2: sviluppare una proposta per garantire che vengano massimizzate le potenzialità occupazionali delle politiche finalizzate a mitigare il cambiamento climatico (§11); · Contribuire a costruire un modello di mercato del lavoro sostenibile: adottare misure che collochino la lotta contro le disuguaglianze, di reddito, di genere e di accesso al mercato del lavoro, al centro delle politiche post-crisi (§18-24); · Riqualificare ed aggiornare la forza lavoro globale: garantire che le strategie incentrate sulla qualificazione professionale producano competenze e posti di lavoro di qualità, dando nuovo impulso a quelle iniziative di formazione e addestramento professionale che coinvolgano le parti sociali, rendano la formazione permanente una realtà per tutti, e diano particolare priorità alle competenze relative a posti di lavoro “verdi” (§25-32); · Fornire una dimensione sociale efficace all’attuazione delle politiche globali: valutare gli impegni assunti per allineare le politiche di crisi e post-crisi adottate dai governi e dalle istituzioni internazionali con le norme fondamentali dell’ILO e con il “Patto globale per l’occupazione” dell’ILO, e riconoscere all’ILO la responsabilità di supervisionare le componenti relative all’occupazione e ai meccanismi di protezione sociale della cornice globale del G20 (§33-38); · Rilanciare il dialogo sociale a livello nazionale ed internazionale: e garantire che i lavoratori “siedano al tavolo delle trattative” (§37); · Elaborare ulteriormente la “Carta per un’attività economica sostenibile”: garantire che la Carta discussa al G20 di Pittsburgh accolga pienamente al suo interno l’agenda per un lavoro dignitoso e meccanismi efficaci per la sua attuazione (§37).
Creazione di posti di lavoro e protezione sociale
7 7. Sebbene i dati più recenti dell’FMI e dell’OCSE indichino una stabilizzazione dei tassi di disoccupazione a livello generale, ci sono ancora pochi motivi per essere ottimisti. Il mercato del lavoro ha subito una tale emorragia di posti di lavoro che, anche se la ripresa proseguisse con un tasso di crescita pari a quello delle riprese precedenti, la disoccupazione tornerebbe ai livelli precedenti alla crisi non prima del 2017 o del 2018. Il tasso di disoccupazione “aperto” (open rate of unemployment) sottostima in misura notevole il problema occupazionale. Non tiene conto del gran numero di lavoratori che hanno smesso di cercare un lavoro, come risultato di una totale assenza di speranze, o che sono costretti a lavorare part-time. Inoltre, in molti paesi si registra un aumento della disoccupazione a lungo termine. Oltre a tutti questi fattori, c’è la necessità di creare un numero enorme di posti di lavoro nelle economie emergenti del G20, che stanno attraversando una fase di rapida crescita della forza lavoro.
8. Il messaggio che i Ministri dell’Occupazione e del Lavoro del G20 devono mandare è che non ci sarà una ripresa sostenibile dell’economia senza una ripresa dell’occupazione. La combinazione tra la debolezza persistente del mercato del lavoro, l’aumento della disoccupazione a lungo termine e la crescente espulsione di segmenti della forza lavoro dalla vita economica è altamente nociva e deleteria per i lavoratori e per la società. Combattere la recessione e costruire una ripresa sostenibile significa intraprendere misure coraggiose contro la disoccupazione.
9. Gli attuali tagli alle retribuzioni del settore pubblico, accompagnati dalla notevole moderazione e dagli arretramenti in materia salariale nel settore privato, producono di fatto una gara a chi offre un costo del lavoro più basso. Questo è esattamente l’opposto di ciò di cui c’è bisogno. Il rischio è che la fragile ripresa venga intaccata, creando un’onda recessiva del tipo “double dip”, e un calo catastrofico della produzione e dei livelli occupazionali.
10. 10Per quanto riguarda i cambiamenti climatici, dalla riuscita di un processo di “transizione equa” può scaturire un potenziale significativo in termini di difesa e creazione di posti di lavoro “verdi” e dignitosi. Si tratta di un processo che potrebbe fornire una politica aggressiva di investimenti nella modernizzazione industriale, nello sviluppo tecnologico, nella formazione, in nuove opportunità occupazionali “verdi” da una parte, e dall’altra potrebbe compensare le potenziali perdite in termini di attività economica, di occupazione e di redditi in determinati settori e regioni, proteggendo i più deboli. Ciò richiede che si affronti pienamente la dimensione sociale ed occupazionale della lotta contro il cambiamento climatico.
11. Nel breve periodo, i Ministri del Lavoro del G20 devono collocare “I posti di lavoro di qualità al centro della ripresa”, come promesso a Pittsburgh, e garantire che:
· I paesi del G20 tengano fede al loro impegno e non abbandonino gli incentivi economici pubblici fino ad una ripresa significativa dell’occupazione di qualità; · Una percentuale maggiore della spesa relativa ai pacchetti anti-crisi venga destinata alla creazione di posti di lavoro, e si adottino misure mirate, al fine di massimizzarne l’impatto occupazionale; · I governi investano direttamente in opere pubbliche finalizzate alla creazione rapida di posti di lavoro; · I governi garantiscano un posto di lavoro o un’occasione di formazione ai giovani che restano disoccupati oltre un certo periodo di tempo, al fine di evitare gli effetti altamente nocivi e marginalizzanti della disoccupazione giovanile; · I governi tengano fede agli impegni presi a Pittsburgh, in cui si afferma che “i problemi attuali non costituiscono una scusa per violare o indebolire le norme fondamentali del lavoro riconosciute a livello internazionale” e che “al fine di garantire che la crescita globale abbia conseguenze positive per tutti, dobbiamo attuare politiche coerenti con i principi fondamentali e i diritti del lavoro sanciti dall’ILO”; · I governi intraprendano investimenti su larga scala e dal forte impatto occupazionale in interventi infrastrutturali “verdi”, quali il risparmio energetico, l’edilizia, le energie rinnovabili e i trasporti pubblici, al fine di creare posti di lavoro “verdi”, garantendo al contempo che essi siano anche dignitosi; · I governi forniscano il loro appoggio a programmi di sostegno all’occupazione e ad interventi straordinari a breve termine finalizzati a conservare i posti di lavoro, facilitando così la ripresa; · Vengano mobilitate risorse a livello nazionale per sostenere il “Patto globale per l’occupazione” dell’ILO tramite piani di attuazione del suddetto, che coinvolgano le organizzazioni sindacali e dei datori di lavoro; · Garantire che i leader del G20 approvino un Piano d’Azione per realizzare gli obiettivi di sviluppo del millennio, che ponga il lavoro dignitoso al centro dell’assistenza allo sviluppo;
12. I Ministri dell’Occupazione e del Lavoro del G20 devono garantire che la risposta a questa crisi occupazionale coinvolga “i governi nella loro interezza”. Una valutazione ad interim delle iniziative intraprese verrà presentata al Vertice del G20 di Toronto (Canada) a giugno del 2010, e la valutazione finale verrà fornita al Vertice del G20 di Seul (Corea) a novembre del 2010.
13. 13 Anche i meccanismi di protezione sociale devono essere rafforzati, al fine di mitigare i costi umani della crisi. La protezione sociale agisce come uno stabilizzatore automatico in circostanze di crisi, limitando la riduzione della domanda aggregata. Questi meccanismi sono di particolare importanza per le donne, che devono affrontare alcuni ostacoli all’ingresso nel mercato del lavoro, e che sono sovra-rappresentate nel sommerso e nel lavoro precario.
14. 14 Il vertice dei G20 di Pittsburgh ha affermato che la Framework for Strong, Sustainable and Balanced Growth (Cornice comune per una crescita forte, sostenibile ed equilibrata)[1] dovrebbe “migliorare gli ammortizzatori sociali” laddove ciò sia necessario e “continuare a fornire redditi (e) protezione sociale, e sostegno alle attività di formazione per i disoccupati”. Il Social Summit di Roma dei G8/G14, dal titolo “Putting people first” (“Le persone al primo posto”), individua il sostegno al “reddito degli individui e delle loro famiglie tramite meccanismi efficaci e responsabili di protezione sociale….”[2] come una strategia cruciale per affrontare la crisi. I governi devono ora mettere in atto questo impegno.
15. 5 La maggior parte dei paesi industrializzati non fornisce un livello sufficiente di sicurezza sociale in periodi in cui la disoccupazione è alta e persistente, al fine di impedire che i beneficiari delle prestazioni sociali cadano in condizioni di povertà. Inoltre, i sistemi pensionistici a capitalizzazione sono stati indeboliti dalla crisi e i regimi previdenziali pubblici devono essere rafforzati, al fine di garantire il pieno diritto alla pensione per i lavoratori.
16. 1Nelle economie emergenti ci sono esempi di efficaci programmi di protezione sociale adottati in risposta alle crisi passate: il REPRO (il Programma di Riconversione Industriale del Governo Federale) in Argentina; Oportunidades/Progresa Program, in Messico; e Bolsa Familia in Brasile. Tuttavia, per la maggior parte dei paesi emergenti ed in via di sviluppo, i meccanismi di protezione sociale sono scarsi o inesistenti. In Asia-Pacifico, solo il 20% dei disoccupati e dei sotto-occupati hanno accesso a misure di sostegno come il sussidio di disoccupazione, e solo il 30% degli anziani percepisce una pensione.[3] In Africa, la situazione è ancora peggiore: nella maggior parte dei paesi, la grande maggioranza della forza lavoro è occupata nel sommerso, senza alcun accesso alla protezione sociale.
17. I Ministri devono garantire che i paesi del G20 tengano fede ai loro impegni in materia di protezione sociale e: · Combattano la povertà e l’esclusione sociale tramite un rafforzamento dei meccanismi di protezione sociale in risposta alla crisi, al fine di ridurre la vulnerabilità ai traumi e sostenere la domanda aggregata; · Rafforzino i sistemi esistenti di sostegno al reddito, in particolar modo tramite l’estensione del sussidio di disoccupazione, l’ampliamento temporaneo dei requisiti per cui si ha diritto a tale sussidio, l’incremento del tasso di sostituzione e l’estensione della durata del sussidio stesso. Di particolare importanza è l’estensione ai lavoratori precari dei sistemi di compensazione salariale, temporanei o a breve termine; · Rinnovino gli ammortizzatori sociali al fine di includervi i giovani, allargando i requisiti di accesso al sussidio di disoccupazione, all’assistenza sociale e alla formazione professionale forniti dai programmi di intervento nel mercato del lavoro; · Facciano in modo che i sistemi previdenziali garantiscano adeguatamente il diritto alla pensione dei lavoratori; · Attuino ‘la piattaforma comune” dell’ILO per la protezione sociale[4] tramite la creazione di un Fondo per la Protezione Sociale, e garantiscano che le economie emergenti ed in via di sviluppo abbiano le risorse e il margine di intervento necessari per la sua attuazione. L’ILO ha dimostrato che per finanziare detto processo basterebbe il 3% del prodotto mondiale lordo; · Confermino la messa a disposizione di risorse finalizzate a fornire accesso universale alla prevenzione, al trattamento, alla cura e all’assistenza contro l’HIV e l’AIDS, in linea con l’impegno preso dai paesi del G8 al Vertice di Gleneagles nel 2005; · Prendano misure finalizzate a garantire ai lavoratori migranti gli stessi diritti degli altri cittadini, compresa la protezione sociale.
Un’occupazione di qualità per una ripresa sostenibile
18. Prima della crisi, erano aumentate le disuguaglianze salariali tra un paese e l’altro ed all’interno dei singoli paesi. In due terzi dei paesi dell’OCSE, gli aumenti salariali erano diminuiti a discapito di un ben più consistente aumento della produttività[5], e la quota dei salari sul reddito nazionale era diminuita in tutti i paesi per cui si dispone di dati. Nei paesi in via di sviluppo, anche prima dell’avvento della crisi alimentare del 2007-2008 e dell’attuale crisi finanziaria, la Banca Mondiale osservava che, in 46 paesi su 59 esaminati, le disuguaglianze erano aumentate nel corso del decennio precedente. La crisi economica sta inasprendo queste disuguaglianze pre-esistenti.
19. La ‘flessibilizzazione’ del mercato del lavoro ha dato un contributo notevole all’aumento delle disuguaglianze. I lavoratori precari, con contratti di lavoro ‘atipico’, spesso non hanno il diritto o la possibilità di intraprendere la contrattazione collettiva e di conseguenza non hanno modo di migliorare le proprie condizioni di lavoro. Essi si trovano anche nelle condizioni peggiori per far fronte agli shock economici quando questi si verificano.
20. 2Inoltre, in tutto il mondo persistono le discriminazioni di genere. Recentemente, il divario salariale tra i sessi in venti paesi è stato stimato attorno al 22%[6]. Affrontare le cause alla radice delle disuguaglianze di genere richiede un impegno politico forte, politiche di intervento pubblico efficaci e l’impegno delle parti sociali.
21. 2Nonostante, in molti paesi del G20, i cambiamenti strutturali abbiano determinato un passaggio della forza lavoro verso settori fisicamente meno usuranti, i rischi per la salute e la sicurezza sul lavoro persistono[7] ed in alcuni casi sono aumentati. Nei luoghi di lavoro, i regolamenti in materia di salute e sicurezza devono essere rafforzati e la loro attuazione deve essere perseguita, le ispezioni sul lavoro devono essere rafforzate ed i lavoratori e i loro sindacati devono avere il diritto ad intervenire in materia di salute e sicurezza.
22. La cornice comune del G20 per una crescita forte, sostenibile ed equilibrata impegna i governi a creare un’occupazione di qualità, finalizzata a fornire una “ripresa duratura che crei quei posti di lavoro di qualità di cui le persone hanno bisogno”. I Ministri delle Finanze del G20, che si sono riuniti a St. Andrews nel novembre del 2009, hanno incluso la “creazione di posti di lavoro” e la “riduzione della povertà” tra i cinque obiettivi della suddetta cornice. Essi hanno anche concordato una tabella di marcia che fissa i tempi per l’attuazione di questa cornice.
23. E’ fondamentale che i Ministri del Lavoro e l’ILO forniscano un contributo forte a questo processo, al fine di garantire che la suddetta cornice sia un veicolo per misure forti finalizzate a realizzare alti livelli di crescita ed occupazionali, con politiche sociali di buon livello, piuttosto che una fotocopia dei programmi dell’FMI, per un’ulteriore ondata di deregolamentazione del mercato del lavoro. Le raccomandazioni dei Ministri del Lavoro devono riflettersi nelle opzioni adottate dai leader del G20 a giugno del 2010.
24. Di conseguenza, i Ministri del Lavoro del G20 devono: · Garantire che le misure di sostegno ad un lavoro dignitoso, e per ridurre le disuguaglianze nel mercato del lavoro e tra i redditi vengano incluse all’interno della cornice comune, tra i passi concordati alla voce “creazione di posti di lavoro” e “riduzione della povertà”, compreso il sostegno alle istituzioni e ai processi di regolazione del mercato del lavoro, quali la contrattazione collettiva; · Attuare l’impegno contenuto nella Dichiarazione di Pittsburgh del G20, al fine di garantire che le norme in materia di lavoro riconosciute a livello internazionale non vengano disattese o indebolite e che si resista ai tentativi di indebolire la protezione sociale dei lavoratori; · Assegnare all’ILO specifiche responsabilità in materia di occupazione e protezione sociale all’interno della cornice comune; · Concordare l’approvazione di un salario minimo, per vie legislative o tramite la contrattazione collettiva, ad un livello tale da garantire un “salario di sussistenza” e, tramite ciò creare nel mercato del lavoro le premesse per prevenire una spirale al ribasso caratterizzata da una deflazione dei guadagni e dei prezzi; · Aumentare l’impegno per eliminare il gap salariale tra i sessi, e garantire che la parità tra i sessi e l’eliminazione delle discriminazioni contro le donne nei luoghi di lavoro costituiscano una priorità dell’agenda politica nazionale ed internazionale; · Porre fine, laddove vigente, all’esenzione dei giovani e degli apprendisti dal salario minimo garantito, di categoria o nazionale; · Garantire che i lavoratori con contratto precario – che sono in rapido aumento nei paesi del G20 ed altrove – godano del pieno diritto ad iscriversi ad un sindacato e alla contrattazione collettiva con il loro datore di lavoro effettivo e di ultima istanza;
Una forza lavoro qualificata per l’economia post-crisi
25. Nella nuova “Cornice comune per una crescita forte, sostenibile e bilanciata”, i leader del G20 riconoscono di avere la responsabilità di “…investire nelle persone fornendo istruzione [e] formazione professionale…”, invocando “riforme per creare…programmi di formazione e addestramento professionale di qualità” e sottolineando la necessità “di garantire l’accesso a programmi di formazione che sostengano uno sviluppo permanente delle competenze e di focalizzarsi sulle necessità future del mercato”. La Dichiarazione dei leader del G20 di Pittsburgh riconosce specificamente il ruolo dei datori di lavoro e dei lavoratori, attribuendo all’ILO il compito di lavorare con queste ed altre organizzazioni al fine di “sviluppare una strategia in materia di formazione da sottoporre alla nostra attenzione”. Questo impegno richiede che ora si agisca di conseguenza. 26 26. La crisi ha posto al centro dell’attenzione la necessità di aggiornare le competenze dei lavoratori a tutti i livelli. Bisogna approfittare delle difficoltà per innalzare il livello delle competenze. La formazione e l’addestramento professionale hanno molte facce, e spesso iniziano nella scuola secondaria, e comprendono corsi universitari e para-universitari in istituti di formazione specializzati e la formazione sul campo all’interno delle imprese. E’ necessario migliorare l’accesso alla formazione, affinché sia i giovani che entrano nel mondo del lavoro, che i lavoratori con esperienza possano ricevere la formazione di cui hanno bisogno per sviluppare le loro potenzialità e contribuire all’economia.
27. 2Realizzare la spinta necessaria alla formazione professionale ed all’apprendistato richiede l’impegno attivo dei governi, degli imprenditori delle imprese pubbliche e private, e dei sindacati dei settori industriali e del mondo della formazione, in rappresentanza di insegnanti, istruttori e formatori. Oggi, c’è una volontà politica forte e condivisa che coinvolge l’intero spettro dei soggetti interessati, che i governi farebbero bene a valorizzare. I Ministri del Lavoro si trovano nella posizione adatta a svolgere un ruolo di intermediazione di una cooperazione nuova e dinamica, che aiuterà a costruire una ripresa sostenibile.
28. Eppure, i fatti dimostrano che c’è un abisso tra la retorica dei governi e degli industriali, sulla necessità di forti investimenti nello sviluppo di competenze, e la realtà. Anche prima della crisi attuale, tra il 1999 ed il 2005, molti paesi europei avevano intrapreso una significativa riduzione delle iniziative rivolte alla formazione.[8] 29 I S 29. I sindacati sono preoccupati del fatto che le politiche in materia di sviluppo delle competenze ad oggi siano state approcciate focalizzandosi in maniera troppo riduttiva sul numero di persone formate, trascurando la domanda e l’utilizzo di dette competenze. E’ necessario garantire che queste competenze siano utilizzate in maniera efficace nei luoghi di lavoro, e connettere la formazione e le politiche in materia di competenze all’agenda più ampia in materia di innovazione e sviluppo economico e sociale sostenibile.
30. 3I Ministri del Lavoro del G20 hanno la responsabilità specifica di garantire che i governi reagiscano alle circostanze di questa crisi – quando il costo opportunità degli investimenti nella formazione è basso – al fine di invertire la tendenza verso il calo degli investimenti nella formazione. www.ituc-csi.org www.tuac.org www.global-unions.org 31. 31 Essi devono garantire che la strategia in materia di formazione del G20:
· Costruisca competenze e posti di lavoro di qualità, combinando misure rivolte al mondo del lavoro con la formazione permanente, come parte integrante del modello di crescita post-crisi. Il suo raggio d’azione e le sue ambizioni non devono limitarsi a questioni tecniche inerenti la formazione; · Affronti la polarizzazione del mercato del lavoro, che si differenzia tra un’occupazione altamente qualificata ed altamente retribuita ad un estremo, ed una caratterizzata da competenze e salari bassi all’altro; · Si focalizzi sullo sviluppo di competenze che consentano ai lavoratori di passare a posti di lavoro “verdi”, dedicando particolare attenzione alle comunità più deboli, come quelle dei lavoratori colpiti dalla crisi attuale; · Garantisca la partecipazione attiva delle parti sociali, che hanno un ruolo vitale da svolgere, in particolar modo per garantire che la formazione fornita venga incontro alle necessità del mercato del lavoro; 32 32. Inoltre essi devono garantire che:
· I governi facilitino la transizione dalla scuola al lavoro, garantendo ai giovani lavoratori l’opportunità di entrare nel mondo del lavoro sulla base di un rapporto di lavoro stabile; · Le imprese offrano sedi sufficienti per la formazione e l’apprendistato. I governi devono prendere in esame la possibilità di imporre ai datori di lavoro contributi obbligatori per la formazione, che si sono dimostrati forieri di un innalzamento del livello della formazione; · Vengano adottati incentivi per spingere i giovani a prolungare la propria istruzione superiore, e che vengano rese disponibili risorse per incrementare la capacità delle istituzioni scolastiche e superiori di accogliere un maggior numero di studenti. · Vengano adottate misure per ridurre l’uscita precoce dal mondo della scuola e l’abbandono degli studi, migliorando le condizioni di apprendimento e di insegnamento e focalizzandosi in particolar modo sui bisogni dei giovani che provengono da contesti sociali svantaggiati e da comunità migranti; · I governi utilizzino gli appalti pubblici come mezzo per esercitare una pressione sugli imprenditori affinché investano maggiormente nello sviluppo delle competenze, come parte di una risposta alla crisi da parte dei “governi nella loro interezza”; · I governi garantiscano il diritto dei lavoratori, soprattutto dei lavoratori interinali e di quelli con contratto a termine, a ricevere una formazione finanziata dal datore di lavoro.
Garantire l’attuazione partecipata ed efficace delle politiche di intervento 33 33. I sindacati hanno accolto favorevolmente l’impegno assunto dai leader del G20 a Pittsburgh, in base al quale “Le istituzioni internazionali devono tenere in considerazione le norme fondamentali dell’ILO e gli obiettivi del Patto Globale per il Lavoro nella loro analisi della crisi e del periodo post-crisi, e nel processo decisionale sulle politiche in materia”. Ciò richiede, ad esempio, che l’FMI e la Banca Mondiale debbano dimostrare che le condizioni imposte al prestito e le consulenze sulle politiche da adottare sostengano, invece di intaccare, il Patto Globale per il Lavoro. 34 34. Ad oggi detta coerenza nelle politiche adottate non si è riscontrata. Ad alcuni paesi che hanno ricevuto un sostegno finanziario da parte dell’FMI è stato chiesto di tagliare i salari e le pensioni o di ridurre l’occupazione nel settore pubblico, per poter raggiungere determinati traguardi in materia di riduzione del deficit. E, fino a poco tempo fa, la Banca Mondiale promuoveva una riduzione dei diritti dei lavoratori e delle protezioni sociali, attraverso la sua pubblicazione più diffusa, Doing Business. Pur avendo recentemente sospeso l’utilizzo dell’indicatore più vergognoso di Doing Business, relativo al’impiego di lavoratori (“Employing Workers Indicator”), è urgente che la Banca compia un ulteriore passo avanti, smetta di promuovere la deregolamentazione del mercato del lavoro, e invece lavori congiuntamente all’ILO per sviluppare un approccio mirato alla creazione di un lavoro dignitoso.
35. 3Il movimento sindacale sostiene ulteriormente l’iniziativa per la creazione di una nuova architettura preposta alla governance dell’economia globale, ed accoglie favorevolmente l’impegno a sviluppare la “Carta per un’attività economica sostenibile”, che metterebbe dei paletti normativi ai mercati globali.
36. 36Garantire un’attuazione efficace di questi impegni politici, tuttavia, dipende dalla capacità di innalzare il livello del dialogo sociale e della consultazione a livello nazionale ed internazionale. I sindacati dei paesi del G20 ed al di fuori di essi, insieme alle loro organizzazioni internazionali, sono pronti a partecipare pienamente e costruttivamente ad una consultazione su questioni sostanziali con i governi e con le organizzazioni degli imprenditori.
37. 37 Al fine di portare avanti queste istanze, i Ministri dovrebbero:
· Istituire una Task Force congiunta, che comprenda i funzionari governativi, le organizzazioni internazionali e le parti sociali, facendo tesoro dei risultati del Vertice per il Lavoro di Londra del 2009, e del Vertice Sociale di Roma; · Fare un appello all’FMI ed alla Banca Mondiale ed alle Banche per lo Sviluppo Regionale per garantire che le condizioni imposte al prestito e l’indirizzo politico fornito, sia a livello globale che nazionale, siano coerenti con le norme fondamentali del lavoro dell’ILO e con gli obiettivi del Patto Globale per il Lavoro; · Incontrarsi con i leader dell’ILO, dell’FMI, della Banca Mondiale, dell’OMC, dell’OCSE e con i relativi organismi ONU per avviare un processo di valutazione della loro analisi della fase di crisi e post-crisi, in termini di coerenza con le norme fondamentali dell’ILO e con gli obiettivi del Patto Globale per il Lavoro. Questo processo deve essere portato avanti in collaborazione con le parti sociali; · Dare il proprio appoggio al fatto che l’ILO svolga un ruolo formale nella preparazione delle raccomandazioni del G20 sulle misure necessarie per massimizzare l’espansione di posti di lavoro di qualità, come componente essenziale di una strategia finalizzata alla crescita sostenibile; · Fare in modo che la “Carta per un’attività economica sostenibile” includa al suo interno l’agenda per un lavoro dignitoso e fornisca i mezzi per garantire il rispetto dei diritti fondamentali dei lavoratori, che sono cruciali per costruire società giuste ed una crescita sostenibile ed equilibrata; · Garantire la coerenza tra le politiche economiche, commerciali, sociali ed ambientali, a livello nazionale, regionale e globale; · Invitare le parti sociali a partecipare direttamente alle future riunioni dei Ministri del Lavoro del G20, piuttosto che svolgere sessioni separate di consultazione, come avviene attualmente; · Sostenere lo sviluppo di un protocollo d’intesa esaustivo tra l’OCSE e l’ILO su questioni che comprendano, tra le altre cose, la crisi ed il G20;
38. 38 I sindacati si rivolgono a questa prima riunione dei Ministri dell’Occupazione e del Lavoro del G20 affinché produca risultati significativi che possano svolgere un ruolo fondamentale per sconfiggere la crisi occupazionale. Tuttavia, essi sanno che la situazione critica che le famiglie di lavoratori si trovano ad affrontare in tutto il mondo non si risolverà facilmente, né velocemente. Per questo motivo, è importante che i Ministri si riuniscano nuovamente, entro un periodo di tempo ragionevole, al fine di continuare a portare avanti la battaglia per un lavoro dignitoso per tutti, e di realizzare gli obiettivi sanciti nelle conclusioni dei leader del G20.
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39. I lavoratori di ogni parte del mondo hanno già pagato il prezzo di questa crisi, perdendo il lavoro, le loro fonti di sostentamento, la casa e i risparmi. Oggi le prospettive che si presentano loro non sono meno fosche di prima. Con tutta probabilità, i lavoratori continueranno a pagare il prezzo di questa crisi per molti anni a venire, in primo luogo come lavoratori che sopportano per intero il peso della crisi occupazionale, in secondo luogo in quanto contribuenti che si fanno carico del peso del debito pubblico, in terzo luogo in quanto cittadini che subiscono le conseguenze dei tagli al settore pubblico previsti dalle politiche di austerità post-crisi. L’economia post-crisi deve segnare un nuovo inizio. E’ necessario un contratto sociale, che ponga l’occupazione di qualità al centro della propria iniziativa – un nuovo contratto sociale che radichi le nostre economie su un terreno più sicuro, equo e sostenibile. E di cruciale importanza che i Ministri del Lavoro del G20 diano il via a questo processo
.ituc-csi.org www.tuac.org www.global-unions.org “SCONFIGGERE LA CRISI OCCUPAZIONALE” DICHIARAZIONE DEI SINDACATI GLOBALI ALLA RIUNIONE DEI MINISTRI DEL LAVORO DEL G20 WASHINGTON, 20-21 APRILE 2010 [1] Adottata a Pittsburgh a settembre del 2009 e lanciata a St Andrews a novembre del 2009. [2] <<http://www.g8italia2009.it/static/G8_Allegato/conclusioni_ENG,0.pdf>>. [3] Achieving the Millennium Development Goals in an Era of Global Uncertainty: Asia-Pacific Regional Report 2009/10, febbraio 2010.www [4] Questa comprende: l’accesso universale all’assistenza sanitaria di base; una pensione minima per gli anziani e i disabili; la garanzia del reddito o del mantenimento per tutti i bambini; e il sostegno al reddito per i poveri in età lavorativa e per i disoccupati e sotto-occupati. [5] Growing Unequal, OCSE ottobre 2008. [6] Gender Inequality in the Labour Market: an Overview of Global Trends and Developments, ITUC, 2009. Il gap salariale è calcolato in base ai dati di 20 paesi: Argentina, Brasile, Cile, Danimarca, Finlandia, Germania, Ungheria, India, Italia, Repubblica di Corea, Messico, Paesi Bassi, Paraguay, Polonia, Federazione Russa, Sudafrica, Spagna, Svezia, Regno Unito, Usa. [7] European Working Conditions Survey, Fondazione Europea, Dublino, 2007. [8] Behringer, Friederike (2009), Skill Needs in Enterprises: CVTS Results. Da: Skills for Europe’s Future: Anticipating Occupational Skill Needs; CEDEFOP Panorama Series. European Communities, Lussemburgo, p. 154-162.
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